Per Uccio Biondi "L'arte, l'opera, quel pezzo di tela a di tavola, quella superficie piana e convenzionalmente rettangola un medium cui e ancora possibile, tuttavia, affidare tutto: tutto ci che si , che si pensa, a cui si aspira". Sono le parole di Francesco Arcangeli, 1972, nelle quali certo Uccio Biondi si riconosce; alle quali, certo, sovente pensa quando lavora, tenace e monacale, alle sue pitture. Lloret de Mar luxury hotels Sono pitture che nascono per stratificazioni lente e avvertite, come "giornate", verrebbe da dire, se questo suo fosse un procedere a fresco, o come pagine di un privato giornale, se avessero l'abbreviazione confidente della quotidianit. Biondi erede amorevole della tradizione autre, cosi come i percorsi dell'astrazione lirica ce l'hanno restituita dopo i bagni purificatori dalle retoriche, troppe, dei tardi anni cinquanta e dei primi sessanta. In questa serie di dipinti egli affronta, sub specie picturae, il tema antico dell'apparire, della pelle dell'immagine, dei suo declinarsi al mondo per le vie diverse dei significato. Non gli importa, ovvio, giocare sul punto di contraddizione tra statuti di senso diversi - l'immagine di riporto meccanico e quella, altrimenti corporea, dei pittorico - cosi come pi volte stato nei corsi dell'arte. Il suo ragionamento, la scommessa, pi sottile. Mira a far collidere sostanze d'immagine, non i loro intendimenti. Quanto sia lisa, ormai, l'icona fotografica, e quanto capace di risimbolizzarsi, di remitizzarsi. Quanto, invece, la pittura possa, ancora, arcangelianamente dire e non solo dirsi. Questo il punto, per Biondi. Egli sceglie di operare su strutture semplificate, l'assialit forte, le ortogonali, le zonature cadenzate da portanti forti. E' su un'economia cromatica nella quale il grigio ton moyen Hoteles Londresregga stesure dissonanti - penso a certi cobalti, e certi verdi Veronese, alle ocre fatte timbro... - le quali serrino, anche percettivamente, l'aspettativa di profondit, e insieme costringano lo sguardo a "pascolare" (cosi Novelli) per corsi superficiali: dei quali anche gli inserti grafici, lettere e grafemi contratti in spasimo, dicano la natura di tabula. Ebbene, ci che di Biondi sorprende che l'effetto, infine, non sia di all-over e di pellicolarit bidimensionale, quanto di concretezza di questa superficie: della quale avverti la fisiologia, la consistenza e tensione, e, soprattutto, la voglia di corpo. E' una voglia di corpo che solo la pittura conosce, e pu nuovamente far struttura di senso: essendo ormai irrimediabilmente dilapidata (e la citazione warholiana d'una Marylin sta, in uno dei quadri, a indicarlo programmaticamente) la credibilit referenziale - e non solo - dell'immagine tecnologica. Frana, in questi spazi saldi ancora, e capaci di sapere la propria interna plasticit, la nozione solo nominale di corpo, e si riprendo a pensare a corpi veri, a costante, a dimensioni. Di nuovo si pu immaginare di pronunciarla, la realt: grazie a "quella superficie piana e convenzionalmente rettangola", e alla pittura che non demorde.
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